Notizie

19/09/2011

PTA DELLA REGIONE MARCHE: CRITICITA' E SUGGERIMENTI



Le attività industriali, artigianali e commerciali del nostro territorio e l’impatto con il nuovo Piano di Tutela delle Acque (PTA) della Regione Marche

Le nuove regole per lo scarico delle acque reflue industriali in pubblica fognatura dettate dal PTA prevedono:
- limiti  più restrittivi
- impossibilità alla richiesta di deroghe sui limiti di cui al punto precedente
- trattamento delle acque di prima pioggia che possono asportare, dai piazziali, oltre a sostanze inquinanti, anche sostanze o materiali parzialmente o totalmente polverulenti. 
 
Tutto questo quando? Il PTA della Regione Marche è stato approvato con delibera DACR n. 145 del 26.01.2010 – pubblicato con supplemento n. 1 al B.U.R. n. 20 del 26.02.2010 – e modificato con DGR 1849 23.12.2010. 
Esso, all’art. 80, prevede per gli scarichi esistenti un tempo di adeguamento di 2 anni. Pertanto la data entro cui tutte le attività industriali, artigianali e commerciali dovranno porre in atto il rispetto dei limiti più restrittivi e gli adeguamenti di cui sopra è il 26/02/2012.
 
Regolamentazione attuale degli scarichi
Il principio fondamentale dettato dalla norma nazionale in materia di scarichi di acque reflue  (Decreto Legislativo 3 Aprile 2006, n.152 – Norme in Materia Ambientale in G.U. n.88 del 14 Aprile 2006) fa sì che tutti gli scarichi industriali, domestici ed assimilati debbano essere autorizzati dalle Province e Comuni, a seconda dei corpi recettori interessati: acque superficiali e pubblica fognatura. Dove esistono i servizi di gestione delle acque (ad es.  Multiservizi S.p.A. per la provincia di Ancona) i Comuni delegano questa funzione a detti servizi.
Le autorizzazioni impongono criteri e modalità di scarico, tra cui il rispetto dei limiti dei parametri inquinanti. I limiti sono particolarmente restrittivi quando gli scarichi avvengono in acque superficiali, mentre sono più abbordabili quando sono riferiti agli scarichi in pubblica fognatura. Ciò è dovuto al fatto che questi ultimi possono avvalersi di una depurazione centralizzata gestita dall’Ente preposto: Comune o Servizio Delegato.
Nei Comuni e presso i servizi di gestione di fognatura e depurazione sono, inoltre, da più di 10 anni in vigore “deroghe su detti limiti”, coordinate dall’AATO (Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale), le quali, oltre a rendere più agevole lo scarico, in molti casi, hanno consentito ai titolari delle aziende di non avere più la necessità di provvedere alla depurazione dei propri reflui, dietro pagamento all’Ente che se ne assume l’onere, di una tariffa maggiorata calcolata caso per caso. Ogni anno la Multiservizi (Provincia di Ancona) rilascia un numero di deroghe variabile da 10 a 17.
 
Regolamentazione futura (da febbraio 2012) degli scarichi
Per gli scarichi in pubblica fognatura, la situazione risulta totalmente modificata dal nuovo PTA della Regione Marche che, all’art. 30, fissa i criteri con i quali le acque reflue provenienti dalle varie attività potranno continuare ad essere scaricate nella fognatura pubblica. 
In dettaglio:
- viene imposto il rispetto dei limiti previsti per le acque superficiali (più restrittivi, come già detto) anziché quelli per la pubblica fognatura, indicati dalla legge nazionale.
Potranno essere fatte eccezioni per “solo uno o più parametri inquinanti” che dovranno comunque rispettare i limiti previsti per la pubblica fognatura. 
- le deroghe ai limiti, con il PTA, non sono più consentite (sono coinvolte un centinaio di aziende solo nella Provincia di Ancona).
- nel caso in cui i depuratori pubblici siano dotati di sfioratori delle acque di pioggia (la quasi totalità), gli inquinanti pericolosi a vario titolo sono scaricabili entro i limiti della fognatura solo dietro presentazione, da parte dell’azienda interessata, di una complicata (se non impossibile!) “valutazione di rischio per l’ambiente”, sulla cui validità e credibilità dovrà pronunciarsi l’ARPAM.
 
Le differenze fra i limiti previsti per la fognatura, le acque superficiali e i valori in deroga sono di seguito riportate in tabella.
 
TABELLA 1
 
Sono evidenti le significative differenze: particolarmente accentuate quelle degli scarichi in deroga.
 
Ma nelle altre regioni cosa sta accadendo? Alcune hanno elaborato regolamenti in modo diverso senza stravolgere le situazioni in atto.
Il Piemonte, Regione da sempre attenta e puntuale nei confronti delle problematiche a difesa dell’ambiente, ha pressoché mantenuto la vecchia regolamentazione.
Nel proprio PTA ha adottato i limiti previsti dalla legge nazionale per lo scarico delle aziende nella fognatura pubblica ed ha confermato le deroghe ai limiti per quelle con scarichi compatibili con le caratteristiche dei depuratori centralizzati.
La tabella seguente illustra le differenze tra il PTA delle Marche e quello del Piemonte nell’ambito descritto.
 
TABELLA 2
 
Conclusione "amara"
In questa nuova situazione, le aziende che hanno finora usufruito delle deroghe per scaricare le acque reflue dovranno rimettere in funzione il proprio depuratore (sempre ammesso che non lo abbiano smantellato!) per depurare le acque addirittura in maniera più spinta, poiché non più nel rispetto dei limiti della fognatura, ma di quelli fissati per le acque superficiali, salvo interventi mitigatori che potranno essere dettati dai Servizi Idrici Integrati (S.i.i.) per uno o più sostanze inquinanti.
Le industrie con i depuratori funzionanti invece, per raggiungere il livello di depurazione preteso dal PTA, dovranno potenziarli oppure costruirli ex-novo.
Per le aziende quindi aumenteranno i costi di investimento, le incombenze dovute alla gestione dei depuratori, i rischi connessi alle difficoltà di riuscire a rispettare i limiti e la possibilità di essere sottoposte ai pesanti procedimenti sanzionatori previsti.
La prospettiva che si va delineando con il nuovo PTA è che, ancora una volta, a pagare dovranno essere “solo” le imprese. 
 
Proposte e suggerimenti
Dette tematiche comportano approfondimenti tecnici con contributi indispensabili da parte delle singole AATO e delle componenti economico-produttive del territorio.
Gli interventi e le misure da adottare, frutto di decisioni elaborate sulla base delle varie esigenze e tutele, debbono mirare al raggiungimento di obiettivi condivisi. Tra questi riteniamo non possano essere trascurate le politiche locali di ampliamento del verde pubblico, della riduzione, in qualche caso l’eliminazione, delle superfici impermeabilizzate. Occorre inoltre tornare ad investire sui lavori di separazione delle fognature considerato che il problema maggiore è rappresentato dalle acque di pioggia che continuano ad affluire a tali corpi recettori misti, creando i ben noti problemi di sovraccarico idraulico.
In tal modo, si verrebbero a ridurre, o scomparire nella migliore delle ipotesi, il numero degli sfioratori a monte dei depuratori centralizzati, col beneficio per le Aziende che non dovranno più scaricare nel rispetto dei limiti delle acque superficiali, ma ottemperare semplicemente ai limiti previsti per la fognatura.
Inoltre si creerebbero le condizioni per riattivare il rilascio delle apprezzatissime autorizzazioni in deroga, a seguito delle quali l’Ente gestore la pubblica depurazione tornerebbe ad introitare dalle aziende una tariffa, proporzionale al volume dell’acqua e all’entità del carico inquinante consegnato alle fognature, da poter destinare alle opere suddette. 
La “valutazione del rischio per l’ambiente”, infine, prevista dal PTA nei casi in cui i depuratori pubblici sono provvisti di sfioratori delle acque di pioggia, avrebbe senso se fossero chiari e circostanziati i parametri di riferimento da assoggettare all’approvazione dell’Ente previsto al controllo. In loro assenza, non sarebbe possibile dare concretezza a tale eventuale valutazione.
In Regione, il dibattito sull’argomento è ancora aperto; siamo fiduciosi sull’esito, ma febbraio 2012 è alle porte: è il caso di prorogare tale termine?

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